La Voce della conoscenza
Cari amici, vi presentiamo questa nuova rubrica che vuole essere un viaggio nella saggezza tolteca attraverso la lettura e il commento delle Carte della Voce della Conoscenza, antica eredità della tradizione sciamanica di questa affascinante civiltà pre-colombiana. Come tutti i nativi americani il senso del divino e il fortissimo senso di congiunzione con la natura, sono i tratti principali di questo popolo che vi presenteremo attraverso queste carte della saggezza.
Ma chi erano i Toltechi?
I Toltechi erano un popolo nativo americano che dominò gran parte del Messico centrale tra il X ed il XII secolo. La loro lingua - il nahuatl- era parlata anche dagli aztechi.
Popolazione nomade e guerriera, giunse nell'altopiano del Messico verso il IX secolo d.C. ed erano noti come "uomini e donne di conoscenza", poi verso la fine del X secolo il leggendario re Quetzalcoatl portò i Toltechi nello Yucatán: ne derivò uno stato e una cultura maya-tolteca che durò fino alla conquista spagnola del 1544.
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I Toltechi erano anche scienziati e artisti, crearono una società volta a esplorare e conservare tutte le loro antiche conoscenze spirituali. Maestri (nagual) e studenti toltechi si incontravano a Teotihuacàn, il sito di piramidi appena fuori da città del Messico, il cui nome significa: "Luogo dove l'uomo diventa Dio".
La cultura tradizionale sciamanica tolteca non è andata perduta, è stata contaminata
e forse arricchita da altre culture ed è giunta a noi grazie a persone come Miguel Ruiz, scrittore nagual del lignaggio dei cavalieri dell’Aquila.

Le carte della saggezza tolteca
Carta numero uno:
il modo per trasformare le convinzioni su te stesso è
disimparare ciò che hai appreso.
Quando dimentichi ciò che hai appreso, la fede ritorna in te.
Il tuo potere aumenta e puoi investire la tua fede in nuove conoscenze.
Il senso di questa carta è chiaramente riferito allo svuotarsi delle proprie idee, esperienze, pregiudizi; l’immagine è molto bella, c’è il profilo di una donna da cui sembrano venire fuori delle colombe bianche. I capelli sono lunghi e sospesi dal vento, dando un’idea di leggerezza e liberazione. Tutti abbiamo bisogno ogni tanto di svuotare la testa, di ripulire gli occhi della coscienza per guardare il mondo e la nostra vita con lo stupore e l’innocenza di chi non sa.
Nello zen questa pratica si chiama “la mente del principiante” e i maestri dicono che in una mente vuota ci sono infinite possibilità, mentre in una mente erudita ci sono inevitabilmente condizionamenti e pregiudizi. Tutto questo si riflette anche sulle convinzioni che abbiamo su noi stessi, convinzioni che alla lunga rischiano di trasformarsi in veri e propri limiti. Il modo per trasformare queste convinzioni è fare spazio, buttare via tutto: svuotarsi (disimparare ciò che si è appreso) per potersi poi riempire di cose nuove. Quando dimentichi ciò che hai appreso, la fede ritorna in te.
Il tuo potere aumenta e puoi investire la tua fede in nuove conoscenze.
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