Editoriale

   
di Sandro Angelini
 

 

Chi medita è più sereno

Un recente studio dimostrerebbe che la meditazione agisce sul sistema nervoso collegando aree del cervello che in situazioni di stress tendono a “scollegarsi”. Tale effetto positivo sembra perdurare in tutti i soggetti che praticano regolarmente da diverso tempo.

Lo sostiene uno studio americano dell’ Università del Wisconsin di Madison
e pubblicato sulla rivista britannica New Scientist.
Gli studiosi americani del sono arrivati a questa conclusione dopo aver eseguito
dei rilevamenti con sonde elettromagnetiche sull'attività cerebrale di chi pratica meditazione e hanno rilevato che ci sono aree della corteccia costantemente sollecitate, anche quando i soggetti non stanno meditando.
Le aree interessate, localizzate nel lobo prefrontale sinistro,
si attivano solitamente con le emozioni di tipo positivo
e nell'esercizio del controllo di sé.
Durante l’esperimento i praticanti hanno reagito a situazioni di stress
con minore ansia, risentimento e aggressività.

Questa tesi è sostenuta anche dal professor Paul Ekman, un neuroscienziato dell'University of California, secondo il quale  la meditazione e la capacità di riflettere, mitigano l'attività dell'amigdala, un piccolo organo a forma
di mandorla che costituisce una delle aree più antiche della parte anteriore
del cervello di tutti i mammiferi. L’attività di quest'organo,
assieme alle conformazioni circostanti, è legata ai ricordi negativi,
alle sensazioni di paura e rabbia.

La meditazione contribuisce a un'integrazione dei circuiti legati alle emozioni primarie
e negative con i circuiti evolutivamente più recenti, realizzando così una specie di filtro delle emozioni, che verrebbero esperite e vissute in maniera più razionale e positiva.

Cosa dire?

Buona meditazione a tutti!



 

 
   
 
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