Editoriale

   
di Sandro Angelini
 

 

Agghanistan: dopo dieci anni le donne continuano a subire violenze e abusi.

 

E’ di questi giorni la notizia che una vedova afghana e la sua figliola
sono state massacrate a sassate, poi finite con un proiettile in testa.
Un mullah locale le ha condannate alla lapidazione per presunto adulterio
e prostituzione. Le esecuzioni spesso sono ordinate per dare l’esempio:
due anni fa furono uccise due donne perché lavoravano presso una base americana e i corpi vennero lasciati davanti all’ingresso. Le scuole sono ancora vietate per le bambine, la musica è proibita, tranne quella trasmessa da radio taliban e le donne possono comparire in pubblico solo con il burqa. Qualche tempo fa una vedova incinta fu uccisa a frustate; in dieci anni di guerra forse qualcosa è cambiato ma non per le donne. All’inizio  di questa invasione i media spinsero molto sulla questione femminile per convincere l’opinione pubblica che questa guerra fosse giusta e necessaria ma a giudicare dai risultati e dai costi (in vite e in denaro) non sembra un grande successo e rafforza in me l’idea che la guerra più giusta è quella che non si combatte.

 

 



 

 
   
 
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