Editoriale

   
di Sandro Angelini
 


Giornata della memoria.

Memoria ... persa?

Mentre in tutta l’Europa si celebrava il 65esimo anniversario dal giorno in cui furono liberati i prigionieri di Auschwitz-Birchenau, scoprendo gli abissi della crudeltà umana, in almeno due classi scolastiche (e spero solo quelle) della nostra città, medaglia d’oro per attività partigiana, i ragazzi facevano lezione come un giorno qualsiasi. Due giovanissimi studenti, figli della mia compagna, uno di otto anni e l’altro di tredici che frequentano rispettivamente terza elementare e terza media, davanti al telegiornale mi hanno chiesto cos’è la giornata della memoria.

Sono rimasto senza parole, specialmente per il ragazzo che frequenta l’ultimo anno delle medie; non sa un accidente dei campi di sterminio nazisti e crede che la shoah sia un piatto arabo.

E pensare che mille volte ho sentito dire che trasmettere la memoria alle nuove generazioni è di fondamentale importanza, per non dimenticare e perché un simile orrore non si ripeta mai più. Nessuno dei loro insegnanti si è preso la briga di raccontare ai ragazzi cosa è successo in Europa quando i loro nonni erano bambini. Sarebbe bastato portare in classe un giornale, un libro (penso al Diario di Anna Frank), magari proiettare un film (La vita è bella?),
un documentario, assegnare una ricerca, un tema, invece niente. Niente di niente, come se non fosse mai accaduto.
Sarebbe stato utile raccontare, mostrando delle foto prese da internet, la storia di tanti bambini e bambine della loro stessa età, vissuti all’epoca dei loro nonni e attraverso quelle immagini far comprendere la tragedia e l’orrore distanti da noi solo 65 anni.
Il giorno della memoria dimenticato dalle scuole è un vero paradosso e una scuola che non ha memoria non ha neanche futuro.

 


 
   
 
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