Editoriale

   
di Sandro Angelini
 



Sai Baba: il maestro ha lasciato il corpo

 

“Non date importanza ai miei “miracoli” non esagerate il loro significato;
la grandezza del mio potere consiste solo nell’amore.”


Queste erano le sue parole, il suo messaggio, di fronte allo stupore della gente
per le sue doti straordinarie. Ma il suo vero miracolo appunto, è stato il grande amore che lo ha portato a realizzare una vera “multinazionale umanitaria”, tanto per citare un articolo del Corriere della Sera che parlava di lui e delle sue ormai precarie condizioni di salute.

Sai Baba, il guru indiano che stregò il mondo e attirò su di se critiche e sospetti, nacque il 23  novembre del 1926 e certamente verrà ricordato, anche dai suoi detrattori, per le grandi opere realizzate: un sofisticatissimo Policlinico a Puttaparthi dove gli interventi vengono eseguiti gratuitamente, ospedali specializzati come quello di Bangalore, sistemi di filtraggio per purificare l’acqua in migliaia di villaggi molto poveri grazie ai quali oltre due milioni di persone hanno acqua da bere e poi scuole di ogni grado completamente gratuite.

Sathya Narayana Raju Ratnakaram, noto al mondo come Sai Baba è ricoverato in gravi condizioni nell’ospedale di Puttaparthi e la polizia a fatica trattiene la marea di fedeli in attesa di notizie. In Italia si contano oltre diecimila seguaci e pur non essendo mai stato uno di loro, ho sempre sentito vicini i suoi insegnamenti e il suo messaggio fondamentale d’amore. Non ho avuto la fortuna ne l’audacia di conoscerlo personalmente ma ho avuto l’onore di conoscere una sua allieva, Geeta, che ha contribuito a portare in Italia insieme a Guruji (fino al suo passaggio) il messaggio di Sai Baba. 
Incontrai la mistica indiana in udienza privata e aveva come assistente una fanciulla molto bella, si muoveva con grazia soave e durante i colloqui restava seduta ai suoi piedi. Chiesi se la sua assistente fosse un angelo e Geeta rise divertita, mi ringraziò per il complimento che definì “molto bello e sincero” per la sua giovane nuora- assistente
e mi regalò un maala, due mantra per curare il mio corpo e una medaglietta col volto di Sai Baba.

Sai Baba non apparteneva ad alcuna religione e non ne propagandava alcuna.
Egli è solo nato in un contesto indù ma la sua Missione,
pur riconoscendo la legittimità di ogni tradizione ed istituzione religiosa,
le trascende tutte, con il suo messaggio ha indicato all'uomo la via che conduce
alla presa di coscienza della propria natura Divina, nel rigoroso rispetto
degli insegnamenti spirituali universali comuni alle diverse tradizioni religiose.

Amore, pace, umiltà: per il mezzo milione di persone in lacrime a Puttaparthi, India meridionale, Sathya Sai Baba era un dio vivente.

Il maestro è stato sepolto tra salve di cannone e onori di Stato nel suo ashram,
il centro spirituale divenuto meta di milioni di pellegrinaggi da tutto il mondo,
e che ora sarà un memoriale. La stampa indiana parla già di una lotta di potere
in corso, tra un nipote 39enne del Sai Baba, il suo assistente personale e un segretario del trust. Non c'è da meravigliarsi, gli uomini sono sempre uguali in ogni paese del pianeta: avidi e stupidi.

In quanto a me, lo incontrerò senza corpo e lo abbraccerò.

 


 

Om Sai Ram

 
   
 
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