Maestro Zen

 

 

Fuga dalla sofferenza

 

L’uomo per istinto cerca di sfuggire al dolore e, se costretto
a patirne, di allontanarsene il prima possibile, è un principio biologico:
fuggire di fronte alla sofferenza.

Prendiamo distanza dalla sofferenza con diverse strategie:
usiamo la pietà, la paura, la professionalità, persino la carità …
ma ogni fuga, ogni stratagemma prima o poi genera altra sofferenza.

La sofferenza non genera solo altra sofferenza ma anche consapevolezza
e attraverso questa consapevolezza, ogni sofferenza può essere trasformata
attraverso un percorso intimo e straordinario.

Percorrendo la Via si coglie la natura transitoria delle cose, di tutte le esperienze
e di tutti i rapporti, si comprende che ogni sforzo per opporsi
al cambiamento (evoluzione) o per mantenere una condizione di soddisfazione
è fonte inesauribile di grandi sofferenze.

Opporsi al mutamento delle cose produce solo disarmonia e sofferenza.
La nostra stessa condizione è mutevole e impermanente: ogni cosa nasce,
si trasforma e scompare.

“Dimentichiamo la morte e diamo per scontata la vita, ci annoiamo
e diventiamo preda di una compulsiva ricerca di soddisfazione”

Anche Seneca partiva dall’idea che l’uomo non sfrutta quasi mai il tempo
che gli è stato concesso e lo spreca in attività febbrili e dispersive,
trascinato dalla massa, dalla società, in una forma di “alienazione”
che lo estranea da se stesso e alla propria coscienza.
Per l’uomo comune il tempo scorre senza che egli riesca a fermarlo, impegnato
in occupazioni futili e quindi diventa oppresso dalla noia e dall’inquietudine.
Sembra l’esatta descrizione della nostra condizione attuale:
ricerca compulsiva di gratificazione, condizionamento, alienazione, noia,
inquietudine e paura.

Il tempo e la vita acquistano il loro valore solo se rientriamo in noi stessi,
con la meditazione e la ricerca di un tipo di esistenza coerente, che ci impegni
nell’intimo e non solo nella superficie. In questa condizione di autocoscienza,
la nostra consapevolezza può vibrare luce sulla profonda verità dell’esistenza
e sulle cause della nostra sofferenza.

Toccare nel giusto modo il carattere precario della nostra preziosa esistenza
e osservando senza giudizio la fine di ogni cosa, allontana dalla disperazione
e ci conduce alla via della consapevolezza.

Per poter essere liberi il cuore deve essere tenero; la tensione, la paura,
la rabbia e la disperazione induriscono il cuore e avvelenano la coscienza.
"Un flash di questa esperienza, e non sarai più lo stesso".

 

 

 

Nonostante le tue credenze, sei Uno con il Tutto

 


>>> Torna alla pagina precedente <<<



 
 
  e-mail: Info@nonso.it - webmaster: Astor Informatica