Meditazione

 

La Meditazione e lo Zen

Descrivere lo Zen è un po' come descrivere il vento: nessun colore, nessuna immagine, solo effetti e sensazioni.
La parola Zen deriva dal sanscrito Dhyana (meditazione).
La tradizione Zen Giapponese ha elementi ideologici che, attraverso la scuola cinese Ch'an convergono con le tradizioni Visuddhimagga. La tradizione vuole che fu un monaco pellegrino cinese a portare in Giappone la cultura Zen (Ch'an) ancora oggi è diffusissima la sua l'immagine: un omino paffutello e sorridente con un grosso sacco sulle spalle che i giapponesi chiamano "il Buddha felice" o "il Buddha che sorride". Della Meditazione sono state dette e si possono dire infinità di cose...
Secondo la mia esperienza la Meditazione è uno stato naturale dell'essere, uno stato "dimenticato" ma completamente e assolutamente tuo, nient'altro nella vita ti appartiene di più. La meditazione ha a che fare con te, con la tua essenza, con la tua anima, è il tuo centro assoluto, il tuo Volto Originale...

La Meditazione è osservazione, contemplazione, è osservare ciò che accade dentro. Uno sguardo al tuo interno: cosa succede dentro? Ecco, la Meditazione posso definirla un ascolto rivolto all'interno.
Il maestro Thich Nhat Hanh afferma: "La meditazione non rivela un concetto di realtà, ma una visione diretta della realtà stessa".
Una realtà assolutamente decondizionata da ogni elemento esterno, pura contemplazione: il tuo centro ritrovato volge lo sguardo sul mondo e lo vede per ciò che realmente è. "Osserva il corpo nel corpo, osserva le sensazioni nelle sensazioni, osserva la mente nella mente, osserva gli oggetti mentali negli oggetti mentali vivi nel corpo in piena consapevolezza del corpo, non studiarlo solo come un oggetto separato".
Questo è l'invito del maestro Tich Nhat Hanh. Sakyamuni il Buddha 2500 anni fa dopo anni di ricerca, attraverso la meditazione (secondo la tradizione fu con la Vipassana) raggiunse la liberazione (illuminazione) e nei successivi 49 anni predicò in giro diffondendo saggezza e indicò la via per giungere a questo stato di liberazione. Questi sono i due aspetti (in realtà non separati) che vanno tenuti presenti: l'esperienza e l'insegnamento. Nel corso dei secoli si è creato l'equivoco di poter raggiungere questa liberazione solo attraverso il secondo aspetto... l'insegnamento.

Tutto questo spiega la nascita di scuole e sette buddhiste, ognuna delle quali segue dottrine proprie o qualche Sutra specifico, insegnando ai propri adepti che quella è la Via maestra.
Sarebbe un po' come pensare di potersi sfamare leggendo e studiando libri di cucina! Posso quindi definire lo Zen il fondamento, l'esperienza diretta: "...una visione della realtà stessa..." Lo Zen nasce e cresce con lo scopo di recuperare l'aspetto trascurato: l'esperienza.
Il maestro illuminato Osho sosteneva che nel seguire precetti, filosofie, non c'è niente di autentico, di personale, di veramente tuo perchè non scaturisce dal tuo cuore; è una squallida imitazione.
Si può invece, attraverso la pratica, divenire il fiore che è contenuto nel seme.

Ci sono quattro massime cinesi che danno una sorta di profilo della scuola Zen e tenendo sempre conto dei limiti del linguaggio umano, tenterò di esporre il mio punto di vista... la mia personalissima e limitata Verità.

  • E' qualcosa al di fuori di ogni scrittura;
  • Svincolato da ogni concetto espresso a parole;
  • Si rivolge direttamente alla propria mente;
  • Si giunge... cercando (osservando) nella propria natura.

Esistono moltissime scritture sui discorsi del Buddha e tutte tentano di spiegare il percorso e il raggiungimento dell'Illuminazione: forse l'eccessiva importanza attribuita a tali scritti ha finito per penalizzare l'essenza di tale insegnamento, ovvero la pratica, l'esperienza diretta. Lo Zen trascende ogni cosa scritta, insegna a non attaccarsi a nulla di ciò che non è esperienza diretta e definisce tali opere "registrazioni prive di vita".

Essendo lo Zen un'esperienza non ha bisogno di parole ma di realtà.

Il maestro Zen Eisai sosteneva che da un punto di vista positivo tutti i sutra sono espressioni dello Zen, da un punto di vista negativo, nessun sutra è espressione dello Zen. E' possibile descrivere un sapore ma è impossibile trasmetterlo con le parole; questo rende lo Zen indipendente dalle parole. E' necessario pensare allo Zen come a qualcosa di concreto, descrivibile ma non esprimibile; svincolato da ogni concetto. Si rivolge direttamente alla mente ma non intesa come psiche (mente ordinaria), fatta di emozioni, pensieri, ma alla mente Originale, alla mente Assoluta, quella che va oltre tutte queste funzioni. Non sto neanche parlando di coscienza (condizionata dal vissuto: esperienze, cultura, ambiente) ma del tuo vero Sé o Io Superiore. Giungere a questa parte centrale di te stesso significa trascendere ogni dualismo, superare ogni preconcetto, fondersi, sciogliersi nella Realtà ultima.
Non si tratta quindi di percorsi ragionati, di studi filosofici, di regole o concetti ma di una realizzazione raggiungibile solo attraverso la pratica, l'esperienza diretta: la Meditazione. Una volta arrivati a questo nucleo non ti resta altro che osservare la tua natura essenziale.

Guardare all'interno di questa natura significa scoprire il tuo vero volto,
il volto originale... non ciò che sei, sarai o sei stato, ma ciò che realmente sei, da sempre.

 

 


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